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Archive for the ‘Speciali’ Category

Chiaiano non si arresta. Noi non arretriamo.

Posted by metropolinvisibile su marzo 31, 2010

La squallida operazione compiuta dalla Digos e dalla Questura di Napoli la mattina del 29 marzo, in piena atmosfera elettorale, che ha portato al fermo di cinque persone (tre dei quali attivisti del Laboratorio Insurgencia), è solo l’ultimo atto di una drammatica persecuzione verso movimenti e soggetti che stanno lottando per difendere i propri territori dalla devastanzione ambientale. Persecuzione particolarmente violenta nei confronti del “Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano e Marano”, che in questi ultimi anni ha portato in piazza e nelle strade una moltitudine di persone decise a contrastare con ogni mezzo la decisione di Governo, Protezione Civile ed Istituzioni Locali di trasformare quella terra in un inferno tossico.

Siamo vicini ai fratelli e alle sorelle di Insurgencia ed a tutta la comunità in lotta di Chiaiano, non solamente come segno di solidarietà affettiva, ma perchè riteniamo che la lotta di Chiaiano sia la lotta di tutte/i, di chi resiste in difesa dei propri territori, della propria salute e della propria vita e di chi sta mettendo in atto pratiche reali di costruzione del comune.

Liberi tutti,liberi subito!
Nessuna persecuzione sarà efficace. Chiaiano non si arresta. Noi non arretriamo.

Csoa Ex Mattatoio – Perugia
CommonsLaB – Perugia

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Azione all’ambasciata italiana

Posted by metropolinvisibile su marzo 13, 2010

Vienna – Uniriot Network contro il processo Rewind
Azione all’ambasciata italiana


Questa mattina gli studenti della rete delle facoltà ribelli Uniriot hanno manifestato sotto la sede dell’ambasciata italiana di Vienna bloccando la strada antistante, con uno striscione che diceva “No rewind, rewave. We were all behind that shield”, in solidarietà con gli studenti imputati nel processo “Rewind”.

Il 6 luglio 2009 la procura di Torino tramite il procuratore generale Giancarlo Caselli, con l’operazione denominata “Rewind”, ordina 21 mandati di carcerazione a carico di attivisti dell’onda studentesca di varie città italiane, nel corso dell’autunno si aggiungeranno all’elenco indagati altri attivisti, alcuni dei quali tutt’ora sottoposti a misure restrittive della libertà.

Ciò che viene loro imputato e’ di aver preso parte alla grande mobilitazione del 19 maggio 2009 a Torino contro il G8 University Summit e ai disordini con le forze dell’ordine che presidiavano la zona rossa del vertice.

L’undici marzo la prima udienza preliminare di questo processo ha visto la richiesta da parte del pm di pene che vanno dall’anno e sei mesi all’anno e dieci mesi: gli studenti rivendicano di aver deciso collettivamente la violazione della zona rossa nella quale si stava svolgendo il summit ritenuto illegittimo.

L’iniziativa è avvenuta nell’ambito della partecipazione della rete al controvertice viennese in concomitanza con la conferenza europea dei ministri dell’istruzione per festeggiare i dieci anni dalla dichiarazione di Bologna.

English version:

This morning the students of the italian network Uniriot made a blockade in the street outside the italian Embassy. They protested against the so called “Operation rewind”. After the 2008 cutbacks of public funds for the education, a big protest rased in all main universities of italy.

On the 19th of May 2009 the italian students movement, the “anomalouswave”, protested against the G8 University summit in Turin. It was a
radical demonstration of opposition to the Bologna-process to reclaim freedom and quality of education, autonomous and critic knowledge and a new welfare for students and precarious. One month later 21 students get arrested for that demostration, the operation was called “Rewind”.

In these days in Italy started the process and also here in Wien the italian students want to denounce the absurdiy and the injustice of
this legal operation. The italian banner says “We were all behind that shield” affirming the common responsability for the protest.

Here in Wien this demonstration has the support of all theBolognaburns network. As students of all Europe we reclaim our right to demostrate and to decide on our future.

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Vienna: let’s block it !

Posted by metropolinvisibile su marzo 12, 2010

da globalproject

La manifestazione con 10000 studenti si è trasformata in una azione di blocco diffuso per la città al grido

“Ci bloccano il futuro blocchiamo la città”.

Ore 23.00 – Pare ci sia la conferma di numerose identificazioni e alcuni arresti dopo che i manifestanti avevano continuato le iniziative, bloccando l’ingresso del rettorato, l’uscita dell’albergo dove sono alloggiati i Ministri ed una struttura universitaria.

Adesso i manifestanti stanno continuando a fare iniziative nel centro città mentre un’altra parte è all’interno delle varie strutture universitarie autogestite dagli universitari.

Ore 22.00 – I manifestanti si sono ridivisi per continuare le azioni di blocco in città.

Ore 20.45 – Le azioni dei blocchi e dei cortei selvaggi sono completamente riuscite; i manifestanti si stanno concentrando per tornare in corteo verso l’Accademia e le facoltà occupate. Una grande giornata di lotta e contestazione con una forte partecipazione e protagonismo degli studenti e dei precari arrivati da tutta Europa

.Ore 20.00 – I blocchi stanno funzionando e invadono la città superando anche i cordoni della polizia che sono attraversati, circondati e superati dalle centinaia di manifestanti; i blindati non riescono a posizionarsi e l’intervento delle forze dell’ordine risulta insufficiente

Ore 19.45 – Il blocchi sono cominciati come cortei non autorizzati per la città; i blocchi 1e 3 si stanno attestando intorno al Teatro dell’Opera. Gli spezzoni 4,5 e 6 composti da un migliaio di persone ciascuno si stanno muovendo in tre opposte direzioni del centro cittadino; il blocco 2 è nella zona dei musei.

Ore 19.30 – Al momento dell’azione sulle scale del parlamento sono stati fermati almeno due studenti; ora mentre la gran parte del corteo è ferma davanti all’ingresso principale del palazzo dove si devono incontrare i ministri europei mentre stanno partendo i blocchi in altri cinque punti della città.

Ore 19.00 – Nel corteo anche lo spezzone degli studenti migranti che in Austria sono una componente molto numerosa e tra le prime ad essere colpita dalla riforma e dall’aumento delle tasse. Ora il corteo ha invaso le scalinate del parlamento austriaco e sono proprio gli studenti che hanno dato vita alle mobilitazioni di quest’anno ad aver spinto via la polizia per compiere questa azione significativa nel sottolineare la volontà di continuare a contestare le decisioni di parlamenti e ministri sui temi della formazione.

Ore 18.45 – Il corteo stà arrivando alla fine del suo percorso; la manifestazione è molto numerosa e dalla piazza di arrivo dovrebbero partire i blocchi della città e dell’area del convegno europeo  dei ministri dell’istruzione. “Se ci bloccano il futuro noi blocchiamo la città” è lo slogan e l’intenzione dei manifestanti nella modalità che abbiamo già visto durante i cortei dell’Onda in Italia.

Ore 18.00 Il Sound System apre il corteo ed è circondato da centinaia di studenti che costituiscono una festante e determinata testa della manifestazione. Il corteo si stà ingrossando nei numeri nel percorso verso il palazzo del vertice. Le facoltà viennesi sono tutte occupate e la partecipazione degli studenti austriaci è particolarmente numerosa, continuano i lanci di vernice contro banche e catene di negozi legate alle multinazionali.

Ore 17:20 Il corteo prosegue con diverse azioni nei confronti di alcune multinazionali.Più di cinquemila persone per le strade di Vienna. Alcuni studenti dal tetto di una chiesa stannosalutando i manifestanti. Il clima di gioia è accompagnato dal susseguirsi degli interventi dal sound system.

Ore 16:59 – Sono presenti molti camion e diversi sound, i movimenti autonomi sono seguiti da sindacati e piccoli partiti per un corteo che al momento conta circa 5000 persone.Gli spezzoni più colorati sono rappresentati dalla clown army, insieme alle molte bande musicali.

Noi la crisi non la paghiamo è stato il grido di partenza dello spezzone di Uniriot.

Sottolineamo dalle foto la presenza degli “Squatting Teachers” (insegnanti in occupazione), che mostra la trasversalità della protesta contro la precarizzazione e la dismissione dell’università, che il bologna process ha rappresentato in modo emblematico.

Ore 16:50 – Lo spezzone Uniriot espone uno striscione con scritto:” no rewind, rewave! We were all behind that shield!” Il riferimento va a Torino dove oggi si tiene l’udienza filtro della maxi operazione di polizia che nel giugno scorso a tentato di imabavagliare il movimento dell’onda a seguito della grande manifestazione che si è tenuta a Torino durante il G8 University Summit

Ore 16:15 – Sono ormai diverse migliaia le persone nella piazza, e la partenza del corteo è ormai prossima. Sono appena terminati gli interventi dal camion delle varie realtà europee. La Carovana di uniriot è presente in piazza con uno degli spezzoni più significativi, ed è appena intervenuta per rilanciare il legame tra le lotte italiane e quelle europee.

La città ha risposto in maniera positiva, a conferma della simpatia che la battaglia per una università libera e di tutti ha riscosso presso l’opinione pubblica austriaca. “La formazione è nostra” “Make Bologna History” e “Stop Bologna Process” alcuni degli striscioni presenti. Il corteo inizia a disporsi in vista della partenza.

Ore 15:50 – Continua il concentramento degli studenti, che hanno raggiunto il numero di alcune migliaia. La composizione è molto varia, con la partecipazione da tutta europa. Uniriot è presente con due striscioni. La polizia presidia in massa la zona circostante..sulla piazza e su Vienna continua a nevicare!

Ore 15:15 – Sta inziando il concentramento della manifestazione, un numero considerevole di studenti si sta radunando per inziare il corteo

Ore – 13.30 L’appuntamento che apre le giornate di contestazione alla celebrazione dell’anniversario del Bologna Processè è  per questo pomeriggio alle ore 15.00 . Ma già dalle prime ore della mattinata presso l’Accademia di Belle Arti in occupazione da diversi giorni, si sono tenuti i primi incontri tra le delegazioni arrivate dai diversi paesi europei.

Dopo l’occupazione di ieri da parte di oltre 500 studenti dell’Aula Magna, il Rettore nella mattinata d oggi aveva revocato la concessione degli spazi destinati all’accoglienza e ai workshop previsti nelle prossime due giornate.

La risposta degli studenti non si è fatta attendere. Al momento infatti la facoltà di Scienze Politiche è in occupazione. Una risposta che ha fatto tornare il Rettore sui suoi passi.

Al centro delle proteste studentesche i temi che riguardano la dequalificazione dei saperi, la frammentazione del percorso di studi, lo sfruttamento economico dello studente, i tagli dei finanziamenti pubblici e la  dismissione progressiva dei diritti e delle strutture del Welfare.

“ Alle 15 di oggi,  si terrà il corteo che da quello che abbiamo potuto vedere si preannuncia molto partecipato. Ma non vanno dimenticati gli altri appuntamenti. I workshop, gli incontri che si terranno tra le varie delegazioni europee che sono arrivate oggi a Vienna – commenta Sebastian della rete Uniriot – per noi è importante essere qui, ed ovviamente all’interno delle assemblee e di questa giornata porteremo anche i ragionamenti che hanno attraversato il movimento dell’Onda”.

Ascolta l’audio

Per approfondimenti ed informazioni vai al sito Uniriot

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Diretta da Vienna

Posted by metropolinvisibile su marzo 11, 2010

segui la diretta da Vienna qui
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Vienna Calling – no alla celebrazione dell’anniversario del Bologna Process

Posted by metropolinvisibile su marzo 11, 2010

da uniriot

Il prossimo 11 e 12 marzo si terrà, tra Budapest e Vienna, un evento solo apparentemente irrilevante e autoreferenziale: la celebrazione dell’anniversario del Bologna Process, la riforma del sistema universitario stipulata dieci anni fa e progressivamente applicata nei paesi europei e non solo. Tra Budapest e Vienna, i 46 Ministri dell’Istruzione europei si riuniranno per brindare al fallimento ed alla decadenza del sistema formativo europeo. Noi, che in questi anni abbiamo attivamente preso parte alle lotte che in Italia si sono date contro la dismissione dell’università, noi che in questi anni abbiamo attraversato l’Europa per intrecciare altre esperienze che allo stesso modo si sono opposte alla dismissione dell’università e alla precarizzazione delle nostre vite, non ci faremo ingannare da questa farsa, né dalle parole che questi signori ripeteranno come una vuota quanto stanca liturgia: “mobilità studentesca”, “eurocompatibiltà”, “competitività”. Parole che in realtà sottintendono ben altro: dequalificazione dei saperi, frammentazione del percorso di studi, sfruttamento economico dello studente, tagli dei finanziamenti pubblici, dismissione progressiva dei diritti e delle strutture del Welfare.

L’inganno tecnocratico che ha informato i processi di riforma di questi anni, è stato precocemente svelato, proprio grazie ai movimenti che hanno radicalmente contestato il Bologna Process: movimenti che, senza alcuna nostalgia per i modelli passati, hanno prefigurato un nuovo spazio costituente europeo, rivendicando l’eccedenza e la non misurabilità dei saperi. Movimenti che hanno smascherato la vera natura del neoliberismo, opponendosi alla privatizzazione della conoscenza, alle nuove recinzioni imposte attraverso i brevetti e il copyright, e che al contempo, stufi del controllo delle burocrazie di Stato sulle università e sul sapere, hanno rivendicato un’università pubblica ma non statale.

Lo studente, come non si stancano di ripetere gli stessi disegni normativi messi in campo in questi anni nei vari paesi, è un soggetto a tutti gli effetti interno al nuovo mercato del lavoro fondato sulla conoscenza, è al centro di processi di gentrification e di produzione in tutte le metropoli europee. Lo studente è a tutti gli effetti una figura sociale che produce ricchezza. Non siamo nostalgici, al contrario su questa centralità vogliamo insistere, rovesciandola proprio contro chi ne ha fatto una retorica per favorire le nuove forme di sfruttamento. Alla centralità produttiva dello studente vogliamo che corrispondano reddito, garanzie, potere decisionale, riconoscimento della sua attività sociale dentro e fuori l’università. Al contrario, l’obiettivo del Bologna Process, dietro la retorica della competitività e dell’efficientismo, è stato quello di trasformare le università in luoghi di sfruttamento intensivo della nuova forza lavoro. Al riconoscimento della centralità dello studente nei processi produttivi è corrisposta una sua sempre più violenta precarizzazione.

L’Italia, da questo punto di vista, è stata un vero e proprio laboratorio di sperimentazione sia del processo di Bologna, sia dei movimenti che ad esso si sono contrapposti. In un paese in cui a fare da dominante sono i tagli continui dei finanziamenti all’università, considerata ancora come una spesa corrente più che un settore su cui investire, la frammentazione dei percorsi formativi, la dequalificazione del sapere, l’espulsione dei ricercatori dalle università – tutto in un singolare connubio tra retoriche aziendalistiche e persistenza del potere corporativo dell’accademia – si comprende bene come la tendenza di fondo in tutta Europa sia quella di spingere verso il basso e declassare la forza lavoro cognitiva. Gli stessi obiettivi che si proponeva il Bologna Process, quelli che gli stessi artefici italiani sentono di aver mancato, si sono rivelati un fallimento pieno, le cifre parlano da sole: il 3+2 non ha inserito più studenti nel mercato del lavoro, né gli stessi vedono corrisposte le loro competenze in un futuro lavoro. Anche dal lato della mobilità studentesca è noto che i blocchi all’accesso, tra atenei, facoltà, tra il 3 e il 2, tra la laurea e il dottorato superano di gran lunga la possibilità degli spostamenti.

L’Onda, l’anno scorso è stata una risposta a tutto questo, non solo ai tagli economici, ma alla stessa strutturazione dell’università. Le lotte che si sono date hanno subito messo in crisi lo stato attuale in cui versano gli atenei, richiedendo non solo più qualità nei percorsi formativi, ma soprattutto autonomia nella gestione diretta del percorso di studi, nella condivisione dei saperi e nella ricerca. La stessa opposizione al corporativismo che caratterizza le università in Italia, ha subito trovato una sua espressione costruttiva dentro le pratiche d’indipendenza diretta e autogestione delle facoltà.

Il Network Uniriot, sin dal 2005, si è sempre posto l’obiettivo di costruire nesso e rete tra le altre lotte che emergono nelle scuole e nelle università, nella consapevolezza che è sempre possibile individuare una tendenza nella chiusura dei dispositivi di comando, così come delle possibilità per le strategie e le pratiche di momenti di resistenza. L’esperienza dell’Onda non è rimasta isolata, ha trovato delle anticipazioni dentro il movimento contro il CPE in Francia nel 2006, così come dentro le esperienze della Danimarca, della Grecia, dell’Olanda, della Germania, della Croazia, della Serbia e dell’Austria. Un vero e proprio ciclo di lotte universitarie sta attraversando l’Europa, anche se in maniera carsica; ovunque sono stati messi al centro alcuni snodi decisivi: la qualità della condizione di vita giovanile, l’esigenza di sperimentare l’indipendenza dentro i percorsi formativi, l’opposizione alla precarietà ed alla privatizzazione del sapere, l’insofferenza verso lo stato di cose presenti.

Come rete Uniriot, crediamo che sia decisivo attraversare le giornate viennesi per partecipare tanto alla manifestazione dell’11 marzo di contestazione alla riunione ufficiale dei Ministri, quanto ai workshop del 12-13-14 marzo. Un’occasione per fare emergere in primo piano ciò che in questi anni è rimasto sullo sfondo, per costruire un lessico comune tra tutte quelle esperienze che in questi anni si sono ribellate ai processi di dismissione dell’università. Per questo motivo organizzeremo, nei principali atenei italiani, delle carovane che raggiungeranno Vienna nei giorni del vertice.

MAKE BOLOGNA HISTORY!

UNIRIOT – network delle facoltà ribelli

http://www.uniriot.org
http://www.bolognaburns.org

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Primo Marzo a Perugia – cronaca della giornata

Posted by metropolinvisibile su marzo 5, 2010

Primo marzo Perugia – cronaca della giornata

Una marea gialla ha invaso questo pomeriggio le strade del Centro storico di Perugia, Giallo: il colore dell’antirazzismo; il colore di una giornata carica di suggestioni, che mette al centro le condizioni di vita e di lavoro dei migranti e che mobilita lavoratori e precari colpiti dalla crisi economica ancora in atto. Una giornata che racchiude i bisogni, i desideri e le passioni di quanti non vogliono più essere invisibili, sfruttati, discriminati. Migranti di ogni provenienza e nazionalità, seconde generazioni ed autoctoni hanno dato vita ad un corteo vivace e colorato, espressione di un movimento che ha nel meticciato la sua forza e che in queste settimane di preparazione all’evento ha sperimentato forme nuove di auto-organizzazione e cooperazione dal basso.

Ad aprire il corteo c’era lo striscione “No al razzismo istituzionale”, un chiaro messaggio a quella classe di governo che, sia livello nazionale che territoriale, sia da destra che da sinistra, sta mettendo in atto politiche tese a discriminare i migranti, negando loro diritti e dignità. Tra gli striscioni presenti si segnala quello contro il famigerato “Pacchetto sicurezza”, approvato recentemente dal governo Berlusconi e fortemente sostenuto dal ministro leghista Maroni. La legislazione sull’immigrazione, a partire dalla legge Turco-Napolitano, fino alla Bossi-Fini per terminare con il “Pacchetto Sicurezza”, ha creato con il legame tra lavoro e permesso di soggiorno persone altamente ricattabili: chi perde il lavoro perde anche il permesso di soggiorno e sempre più spesso anche chi ne ha diritto, a causa dei lunghissimi tempi di attesa per il rinnovo, è in una condizione indefinita tra regolarità e irregolarità. Ad attendere chi è sprovvisto del permesso di soggiorno vi sono i CIE (centri di identificazione ed espulsione), veri e propri lager, ignobili strutture detentive in cui i migranti vengono rinchiusi e privati dei loro diritti fondamentali.

Un altro striscione “Italiani e migranti per una nuova cittadinanza” esprime forse in maniera più efficace il senso dell’intera manifestazione: la volontà di difendere i diritti esistenti e soprattutto di affermare diritti nuovi, che passano attraverso la costruzione di una nuova cittadinanza fatta di reddito, di casa e di welfare, per tutte e tutti indistintamente, migranti ed italiani.

Il corteo ha raggiunto piazza IV Novembre passando per corso Vannucci e durante il tragitto ha raccolto numerose altre persone. Anche la Fontana Maggiore è stata ricoperta di tessuto giallo, a testimoniare che è il cuore stesso della città a voler respingere il razzismo e chi lo produce. Dalle scale del duomo sono poi stati lanciati trecento palloncini gialli, creando un colpo d’occhio suggestivo e spettacolare.

La manifestazione ha raggiunto infine nuovamente Piazza Italia, dove è stato installato uno stand con materiale informativo e gadget dell’evento, tra cui una maglietta gialla con il logo del “Primo Marzo 2010”. La giornata si è chiusa con una serie di interventi dei partecipanti, tra cui quelli di Ismaïl e Gazmir, che sono stati tra i promotori del Gruppo di Perugia del “Primo Marzo”.

per foto, video ed altri materiali vedi qui o qui

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“I mandarini e le olive non cadono dal cielo” e neanche il razzismo cade dal cielo! – – CommonsLaB & CS Ex Mattatoio dentro il PrimoMarzo2010

Posted by metropolinvisibile su marzo 1, 2010

Una devastante crisi economica e sociale aumenta il disagio e la disuguaglianza sociale nel nostro Paese come nel resto del mondo, in un contesto economico e sociale in cui le forme di vita e di lavoro sono per tutt* radicalmente trasformate e in cui sono per la gran parte prive di forme di tutela sociale e di sicurezza (lavoro precario, flessibilità, lavoro nero= azzeramento dello stato sociale, privazione dei diritti e privatizzazione dei beni comuni acqua, scuola e formazione, salute, abitazioni)

Le politiche di questo governo-dalla Legge Bossi-Fini al pacchetto sicurezza- e dunque le scelte che vanno dalla regolamentazione dei flussi (permessi di soggiorno legati al contratto di lavoro, permessi di soggiorno a punti), alle classi differenziale nelle scuole, alle politiche sulla sicurezza sono politiche razziste e xenofobe, che alimentano odio e razzismo.

Il reato di clandestinità è solo un alibi per favorire lo sfruttamento della forza lavoro migrante rendendolo vulnerabile e ricattabile. I CIE ex CPT, di fatto sono dei lager in cui la violenza e lo stupro sono legalizzati, e la loro stessa esistenza costituisce una minaccia che pende sulla vita di ciascun migrante, così come una vergogna per la dignità di tutt*

Ma l’approccio securitario è un’approccio ideologico e pervasivo, che riduce la complessità sociale, le differenze, i conflitti sociali che si aprono sullo sfondo di una deprivazione quasi assoluta di diritti: l’obbiettivo di queste politiche è indebolire e dividere le istanze sociali comuni e collettive, che si contrappongono ai poteri forti, dalle banche alla confindustria, dalle multinazionali ai governi locali, nazionali ed extranazionali, poteri che dispensano a piene mani per tutt* miseria, precarietà e insicurezza.

Dopo due mesi di incontri e riunioni, tra italiani e migranti, il Comitato 1 MARZO Perugia, ha organizzato anche nella nostra città oggi – giorno internazionale dello sciopero dei migranti – un importante primo appuntamento di piazza: un appuntamento di festa e di lotta, che sceglie di essere meticcio e colorato di differenze.

Oggi siamo in piazza insieme ai lavoratori di Rosarno che hanno avuto il coraggio di ribellarsi, contro il razzismo, le politiche razziste e securitarie, contro lo sfruttamento.

Oltre la retorica della solidarietà, lottiamo per una nuova cittadinanza, per i diritti di tutt*, per il reddito, la casa, la scuola, per la dignità!

Costruiamo una nuova cittadinanza!

Il futuro sarà meticcio!

Centro Sociale Ex Mattatoio

Common/Lab

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Primo Marzo: Manifestazione a Perugia

Posted by metropolinvisibile su febbraio 28, 2010

1°MARZO 2010 – UN GIORNO SENZA IMMIGRATI

E’ NATO ANCHE A Perugia IL GRUPPO PROMOTORE PER LA GIORNATA DI MOBILITAZIONE INTERNAZIONALE “PRIMO MARZO 2010, UNA GIORNATA SENZA DI NOI”.

Il comitato che si è autorganizzato in queste settimane intende portare avanti un percorso aperto a tutta la cittadinanza, migrante e non, in vista della mobilitazione europea del Primo Marzo 2010, “Una giornata senza di noi”. La giornata si ispira e si terrà in contemporanea con la “Journée sans immigrés, 24h sans nous” che si svolgerà in tutta la Francia, e che si sta diffondendo anche in altri paesi europei. Una giornata che mette al centro le condizioni di vita e di lavoro dei migranti e che mobilita lavoratori e precari colpiti da questa crisi economica.

A Perugia, come in tutta Europa, noi migranti costituiamo una parte sempre più significativa della società. Partecipiamo attivamente alla vita comunitaria della città, contribuiamo in modo determinante allo sviluppo culturale, economico e sociale del territorio. Siamo attori chiave per i settori cardine del tessuto produttivo perugino: dalla metalmeccanica alle produzioni agricole, dall’edilizia all’assistenza agli anziani. Abbiamo preso parte insieme a tutte le lavoratrici e i lavoratori agli scioperi per la difesa dei diritti del lavoro.

Oggi nessuna lotta sociale può più prescindere dalla centralità del mondo migrante.

La legislazione sull’immigrazione a partire dalla legge Turco-Napolitano, fino alla Bossi-Fini per terminare con il “Pacchetto Sicurezza” ha creato con il legame tra lavoro e permesso di soggiorno persone altamente ricattabili: chi perde il lavoro perde anche il permesso di soggiorno e sempre più spesso anche chi ne ha diritto, a causa dei lunghissimi tempi di attesa per il rinnovo, è in una condizione indefinita tra regolarità e irregolarità. Ad attendere chi è sprovvisto del permesso di soggiorno vi sono i CIE (centri di identificazione ed espulsione), veri e propri lager, ignobili strutture detentive in cui i migranti vengono rinchiusi e privati dei loro diritti fondamentali.

Questa condizione costringe ad accettare lavori a qualsiasi condizione, indebolendo così il potere contrattuale di tutto il mondo del lavoro. L’attuale crisi, vissuta da tutti senza distinzione di colore della pelle, non fa altro che creare conflittualità tra lavoratori facendo credere ad alcuni di essere “protetti” perché altri sono buttati fuori dai processi produttivi e dal paese.

Questi provvedimenti legislativi hanno di fatto istituzionalizzato il razzismo, indicando i soggetti più deboli come nemici per impedire ogni tentativo di trasformazione sociale negando loro persino l’applicazione delle direttive europee.

La clandestinità non viene combattuta ma prodotta: si ottiene un serbatoio di manodopera a basso costo, senza diritti e altamente ricattabile. Il lavoro migrante è il modello di una progressiva precarizzazione di tutto il lavoro che risponde sempre più solo alle logiche di mercato basate sullo sfruttamento e il lavoro in nero.

E’ un terreno fertile ad infiltrazioni mafiose: un primo passo per evitarle è la regolarizzazione di tutti i migranti e il rilascio automatico del permesso di soggiorno. L’irrigidimento dei criteri per l’ottenimento del ricongiungimento famigliare e della cittadinanza e anche semplicemente i vincoli per l’idoneità alloggiativa hanno l’effetto di autorizzare la residenza in Italia solo ai migranti privati dei propri affetti e quindi destinati ad una permanenza temporanea.

Senza una riforma immediata del diritto di cittadinanza, nessun futuro potrà essere garantito: i genitori non avranno la pensione e i figli sono costretti ad accettare limiti razzisti per l’ingresso nella scuola come dimostrerà l ‘introduzione del tetto del 30% di studenti immigrati nelle classi. Di fronte alla crisi, la strategia del governo è quella di ridurre al minimo i costi sociali del lavoro. Una strategia che spiega perché i migranti, in caso di espulsione oppure se lasciano l’Italia, non possono ritirare i contributi versati.

Perugia non fa eccezione. Come tante altre città  italiane presenta un numero elevato di irregolari: lo dimostra il numero di domande presentate in occasione dell’ultimo decreto flussi e della sanatoria-truffa per colf e badanti.

Come i lavoratori italiani, i migranti subiscono un attacco complessivo agli ultimi residui di welfare.

Di fronte a tutto questo, è necessario costruire mobilitazioni che lottino per l’abrogazione della Bossi-Fini e del “Pacchetto Sicurezza”, per la piena regolarizzazione dei migranti e l’estensione di tutti i diritti a partire da quello di cittadinanza.

Per un futuro d’integrazione, per una città libera e plurale è necessaria una risposta forte, contro il razzismo, la xenofobia e tutte le leggi che li creano e legittimano: uno sciopero del lavoro migrante da costruire come forte protesta di tutti, italiani e migranti.

Una giornata in cui tutti gli stranieri si fermano per far capire quanto è importante la nostra presenza, che non si può fare a meno di “noi”. E soprattutto che non ci devono più essere contrapposizioni tra migranti e autoctoni, che solo insieme possiamo costruire una città migliore e più vivibile.

COMITATO PRIMO MARZO PERUGIA

primomarzo2010perugia@gmail.com

Come si svolgerà questa giornata:

. Manifestazione ore 14:30 da P.zza Italia

. Portare con sé qualche cosa di giallo

. Se è possibile non andare a lavoro ma se si è costretti, indossare qualche cosa di giallo in segno di adesione allo giornata di mobilitazione

. Giornata di sciopero dei consumi . In particolare quel giorno bisognerà evitare di telefonare, e mandare denaro all’estero ed è utile disertare fast food e supermercati

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La valle non ha paura. 5000 alla fiaccolata

Posted by metropolinvisibile su febbraio 20, 2010

da globalproject

Appena arrivati al concentramento si percepisce subito la potenza del movimento no-tav: migliaia di persone arrivano dalla valle per una mobilitazione concepita soltanto ieri in solidarietà ai feriti della notte del 17. La gente non smette di confluire per tutto il percorso della fiaccolata fino a raggiungere più di 5000 persone. Determinati, lucidi, consapevoli della gravità di quanto accaduto ma soprattutto degni nella loro rabbia contro la violenza bestiale dei militari e quella fredda e calcolata della macchina mediatica. Passando a fianco alla ferrovia, il treno in transito suona incessantemente la sirena, a testimoniare la vicinanza dei lavoratori del settore alla gente e la giustezza di questa lotta.

Sfiliamo davanti agli uffici di una delle ditte che eseguono i lavori, Perino dal camion invita alla calma ma forse non ce n’è neanche bisogno. Sono distanti anni luce da come la stampa li dipinge, forti della bontà del loro modo di agire la resistenza, pacifici ma non per questo passivi, come hanno dimostrato l’altra sera. Non ci sono “anarco-insurrezionalisti, anarco-squatter, ex-terroristi”, sempre in bocca ai cronisti de La Stampa, solo un mare di giovani, anziani, uomini, donne e tanti piccoli meravigliati dal fiume di fiaccole (come dar loro torto), non ci sono bandiere se non quelle biancorosse. La testa del corteo, che si dirige alla sala dove si terrà in serata il dibattito su mafia e strategia della tensione, presenta una novità: la foto del volto di Marinella in ospedale, irriconoscibile, gli occhi gonfi e lividi, il naso e la testa spaccati. La sua voce dal sound system in collegamento telefonico ci rincuora, pensiamo a Simone e siamo sollevati per lo scioglimento della prognosi, ben 20 giorni che rappresentano comunque un sollievo rispetto alle paure delle prime ore.

Lasciata alle spalle la brutalità delle ultime settimane, si pensa ai prossimi carotaggi da bloccare dopo la pausa delle ditte che eseguono i lavori. Per ora hanno fatto mandare a casa i loro fedeli macellai, le elezioni incombono e il sangue stona con i rassicuranti proclami che vengono da Roma. Quando torneranno, li troveranno ad accoglierli, più forti di prima, con Simone e Marinella in prima fila, in forma smagliante.

A sarà dura!

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No Tav: Colpevoli di non arrenderci – Fiaccolata di solidarietà ai feriti dopo le cariche della polizia a Traduerivi

Posted by metropolinvisibile su febbraio 19, 2010

dal sito no tav

Ieri sera si è definitivamente raffigurato il vero volto di come si vorrebbe realizzare il tav qui in Valle di Susa. Non servono molte parole per descriverlo basta vedere le immagini che stiamo facendo circolare in queste ore, parlano da sole. Basta chiederlo ai feriti quando usciranno dall’ospedale; basta chiederlo a chi c’era e a chi ieri sera si è riversato a Bussoleno per bloccare il rientro della trivella e delle forze dell’ordine. Chiedetelo a tutti a quanti e poi se avete il pelo sullo stomaco leggetelo sui giornali (continua a leggere qui)

video degli scontri

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