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Archive for the ‘black, hip hop’ Category

The Roots, Rising down (Def jam, 2008)

Posted by metropolinvisibile su ottobre 18, 2008

L’MC Black Thought ed il batterista Questlove cominciano la loro avventura musicale insieme sul finire degli anni Ottanta, esibendosi nelle strade e nei piccoli locali della loro città, Filadelfia, e proponendo una rap molto grezzo, addirittura pre-elettronico, vista la strumentazione scarna e scarsa che avevano a disposizione. Negli anni successivi, girando per i talent show della Indipendence city e dell’intera Pennsylvania, vengono in contatto con il rapper Malik B e con il bassista Leon Hubbard, detto Hub. Nascono così i The Roots, che presto diventano un vero e proprio fenomeno negli ambienti street-underground di tutta l’East Coast, ed in particolare di quella New York che rappresenta il principale crocevia delle culture e dei movimenti hip hop negli anni Novanta. La loro provenienza stradaiola non impedisce ai The Roots di sprigionarsi fin da subito da ogni schema e clichè di genere: flirtano con il grunge (il loro secondo album che esce nel 1995, “Do you want more?!!!??!”, viene infatti prodotto dalla storica etichetta grunge DGC), partecipano a diversi festival jazz, tra cui il prestigioso Montreux Jazz Festival, collaborano con le menti più sofisticate della black music, ed in particolare con l’immenso Cody Chesnutt.

Quest’ultimo lavoro, “Rising down”, si inserisce a pieno nel panorama eclettico che ha da sempre caratterizzato la produzione rootsiana, contraddistinguendosi, rispetto agli album precedenti, per un utilizzo più consapevole e definito di suoni e beats elettronici. Ed è proprio la sovrapposizione di spigolosi elementi break-beat con vocal session mai banali, che ora si segnalano per morbide suggestioni soul, ora declinano in versione funk tendenze hip hop primordiali, ora richiamano atmosfere urban-raga, a fare di “Rising down” un disco maiuscolo e sempre sopra le righe. Da segnalare con decisione “Criminal”, eseguita in combutta con Saigon & Truck North, una delle hit personali dell’estate appena trascorsa.

Tracklist

  1. The Pow Wow (Intro)
  2. Rising Down (f/ Mos Def and Styles P)
  3. Get Busy (f/ Dice Raw & Peedi Crack & Jazzy Jeff)
  4. @ 15
  5. 75 Bars (Reconstruction) (ft Cuba Gooding Jr.)
  6. (Up Theme) Becoming Unwritten (instrumental)
  7. Criminal (with Truck North & Saigon)
  8. I Will Not Apologize (ft. Porn & Talib Kweli)
  9. I Can’t Help It (f/ Malik B & Porn)
  10. Singing Man (f/ Porn, Black Thought, & Truck North)
  11. (Up Theme) Unwritten (f/ Mercedes Martinez)
  12. Lost Desire (f/ Malik B & Talib Kweli)
  13. The Show (f/ Common)
  14. Rising Up (f/ Wale & Chrisette Michelle)
  15. Birthday Girl (f/ Patrick Stump)

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Subtle, Exiting arm (Lex records, 2008)

Posted by metropolinvisibile su settembre 30, 2008

Subtle è l’ennesimo progetto di Adam Drucker, in arte Doseone, uno dei maggiori imputati dello stravolgimento delle categorie dell’ hip hop contemporaneo. Già fondatore dell’immensa etichetta Anticon e membro di Clouddead, Boom Bip, Themselves, negli ultimi anni il rapper di Cincinnati può contare all’attivo numerose importanti collaborazioni, tra cui quella con i Notwist in “13 & God”.

“Exiting arm” è l’ultimo capitolo di una trilogia, cominciata nel 2004 con “A new white” e proseguita nel 2006 con “For hero: for fool”, nella quale Doseone, insieme al vocalist Jeffrey Logan (aka Jel) ed al tastierista e polistrumentista Dax Pierson, si divertono a far volteggiare l’ hip hop come la ginnasta russa Evgeniya Kanaeva ha fatto con il suo cerchio e la sua fune alle ultime olimpiadi di Pechino. Acrobazie da medaglia d’oro; e per essere premiati con il metallo più prezioso bisogna saper mantenere un perfetto equilibrio tra genio e tecnica, tra audacia e strategia.

I Subtle sanno rischiare. Giocano con l’indietronica (“Sick soft perfection” e “Wanted found”) e con suoni più acustici (“The crow” e “Providence”), passano dai ritmi più funkeggianti della title track a groove che ricordano il Tricky di “Pre millennium tension” (“Hollow hollered”). Il tutto immerso in un liquido di hip hop meticcio, che esonda prorompente come un fiume in piena nella splendida “The no” oppure si trasforma in una soluzione chimica, con altissima carica elettrica, in pezzi come “Take to take” o “Gonebones”.

“Exiting arm”: mutante ed irrequieto. Ecco la vera crossover 2010.

Tracklist

1. Exiting arm
2. Day dangerous
3. The no
4. Sick soft perfection
5. Hollow hollered
6. The crow
7. Unlikely rock shock
8. Take to take
9. Gonebones
10. Wanted found
11. Providence

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Dosh, Wolves and wishes (Anticon, 2008)

Posted by metropolinvisibile su settembre 30, 2008

Cresciuto nel vivaio della Anticon e di conseguenza figlio della avanguardia hip hop di inizio secolo, Dosh, all’anagrafe Martin Luther King Chavez Dosh, è giunto con “Wolves and wishes” al suo quarto album in studio. Quest’ultimo lavoro conferma le buone sensazioni suscitate dai precedenti, con il polistrumentista di Minneapolis che maneggia con sicurezza e disinvoltura sintetizzatori, tastierine e drum machines.

Dosh si muove con leggiadria in territori vicini all’ elettroacustica ed all’ indietronica, passando da episodi più eterei ed ambientali ad altri con ritmiche più calde e sincopate, proprie delle sonorità IDM. Se l’iniziale “Don’t wait for the needle to drop” ha come punti di riferimento tanto i Mum quanto gli You Dee, la successiva “Bury the ghost” sembra un rito voodoo compiuto dai Blu Sky Black Death. Le mutanti “If to want to, you have to” e “First possible”, nelle quali si ha la sensazione che i Boats partoriscano i Boards of Canada, lasciano spazio alla brackeniana “Hit and pearle” e a “Wolves” che rimanda al downtempo dei ’90 in stile Fink o Thievery Corporation. Proseguono la intrigante “Food cycles” e la superba “Keep up appearance”, una strizzata d’occhio all’ Odd Nosdam di “Burner”, e concludono il disco “The magic stick” e “Capture the flag”, nelle quali immaginiamo i Trans AM in versione elettrofusion che giocano alla playstation con Bertrand Burgalat.

Questo è Dosh, da Minneapolis, uomo della Anticon. E si sa, Anticon vuol dire fiducia!

Tracklist

1. Don’t Wait For The Needle To Drop
2. Bury The Ghost
3. If You Want To, You Have To
4. First Impossible
5. Kit And Pearle
6. Wolves
7. Food Cycles
8. Keep Up Appearance
9. The Magic Stick
10. Capture The Flag

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Tricky, Knowle west boy (Domino, 2008)

Posted by metropolinvisibile su settembre 30, 2008

Chiariamoci subito. Per qualsiasi artista, anche se si chiama Tricky, raggiungere i livelli di due capolavori assoluti come “Maxinquaye” e “Pre-millennium tension” è praticamente impossibile. Ma non era assolutamente questo che ci aspettavamo da “Knowle west boy”. Bisogna però dire che con quest’ultima fatica il talento bristoliano torna a sfiorare livelli di eccellenza, concedendo ben poco alle produzioni streetaiole e un po’ improvvisate che avevano caratterizzato il Tricky del periodo statunitense e concentrandosi invece sulla sostanza del suono, che questa volta sa davvero dove vuole arrivare.

Già con l’iniziale “Puppy toy”ci si accorge che questa volta Tricky fa sul serio, con una voce dirompente ed una linea di basso, di quelle che fanno tremare i pavimenti anche a volumi minimi, che strapazzano un motivetto da jazz club. Schizzi dance-hall (“Bacative” e “Baligaga”), funk-hop al vetriolo (“Coalition”), dancefloor scarnificata al massimo (“Veronika”) rendono pienamente l’idea di quanto l’immaginario trickyano sia legato all’asfalto ed al cemento. La metropoli di Tricky sa essere adrenalinica come mezzo grammo di MDMA sciolto in un bicchiere di whisky (“C’mon baby” e “Council estate”), ma sa essere anche dolce e sensuale, ad esempio in brani come “Joseph”, “Cross to bear” e soprattutto nella meravigliosa “Past mistake”, un bacio d’amore lungo oltre cinque minuti. Concludono il disco “Slow”, nervosa cover di Kylie Minogue, la indie-rockeggiante “Far away” ed il sorprendente folk fumoso di “School gates”.

Un Tricky davvero variegato, più plastico del solito, maturo ed incisivo, a tratti veramente irresistibile.

Tracklist

1. Puppy Toy
2. Bacative
3. Joseph
4. Veronika
5. C’mon Baby
6. Council Estate
7. Past Mistake
8. Coalition
9. Cross to Bear
10. Slow
11. Baligaga
12. Far Away
13. School Gates

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