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Archive for the ‘avanguardie, jazz’ Category

Valerio Cosi, Heavy electronic pacific rock (Digitalis, 2008)

Posted by metropolinvisibile su ottobre 18, 2008

Dopo il grande successo avuto negli ambienti avant grazie all’album scritto a quattro mani con Enzo Franchini “Conference of the aquarians”, prodotto due anni fa dall’etichetta Palustre e ristampato nel settembre di quest’anno dalla Last Visibile Dog, il sassofonista e compositore tarantino Valerio Cosi si concede un album solista, “Heavy electronic pacific rock”. Che Cosi fosse un talento di livello internazionale lo si era già capito da un po’ di tempo, e non tanto per la quantità di collaborazioni messe in atto in questi ultimi anni, quanto per la qualità degli artisti che lo hanno affiancato nelle varie tappe della sua breve ma intensissima carriera. La storica band italiana My Cat Is an Alien oppure i finlandesi Uton sono solamente alcuni dei nomi altisonanti che si leggono scorrendo la discografia di Valerio, nella quale emerge un panorama variegato di scenari ed ambienti musicali attraversati dal tarantino. Scenari ed ambienti che trovano una sintesi proprio in “Heavy electronic pacific rock”, dove pulsioni e passioni free-jazz si incastrano a meraviglia con dilatazione psichedeliche, disastri rumoristici ed incursioni di elettronica più o meno colta.

Le suggestioni mediterranee di “Study for saxophone and electronics” si aprono verso un melting-pot lisergico a base di drone-jazz, peyote della Murgia ed isolazionismo apocalittico. “Heavy electronic pacific rock” è come un serpente che sguscia via velocissimo, imprendibile, i suoi movimenti sono spiazzanti e incomprensibili; non insegue nessuna preda, non fugge via da nessun pericolo, si muove perchè così ha deciso di fare, perché così è vivo. La tribale litania sassofonica di “A new vipassana” sembra incastrarsi in un cul de sac quando viene spazzata via da “Proud (to be kraut) a burning om reprise”, che sembra un pezzo di Ornette Coleman, rivisitato dagli Amon Duul e remixato dai Cabaret Voltaire. E dopo la danza il deserto. Il freddo deserto polare di “The north pole vibes”, il ghiaccio che assale, compatto e ostile. Non c’è più tempo per le emozioni, non c’è più tempo per la vita.

Tracklist

1 Study For Saxophone And Electronics (Dedicated To Roberto Donnini)
2 A New Vipassana
3 Proud To Be Kraut / A Burning OM (Reprise)
4 The North Pole Vibes

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Matana Roberts, The chicago project (Cental control international, 2008)

Posted by metropolinvisibile su ottobre 4, 2008

Quello di Matana Roberts è un nome da incidere a caratteri cubitali nella frastagliata e variegata storia della jazz music degli ultimi anni. In “The chicago project” il talento della giovane alto-sassofonista chicagoiana emerge in tutto il suo splendore, avvalendosi nell’occasione della preziosissima collaborazione di artisti di calibro mondiale, quali il chitarrista Jeff Parker (già nei Chicago Underground Trio), il bassista John Abrams ed il batterista Frank Rosaly. La Roberts riesce a sintetizzare al meglio in questo lavoro, prodotto dalla Central Control International, la bravura accademica, frutto degli anni passati alla SIM (School for Improvised Music), con un’attitudine da “bassofondo submetropolitano”.

La composizione è sempre vivace e dinamica, fino a diventare a tratti turbolenta e selvaggia. La complessità estrema della sezione ritmica si intreccia in maniera deliziosa con una struttura melodica sempre fluida ed efficace. Ma il pregio più grande di “The Chicago project” è quello di aprire il jazz a contaminazioni “altre”, attingendo a piene mani sia dall’avanguardia e dalla classica contemporanea sia dalle musiche pop. Ed ecco allora che i ritmi caldi della bossanova intersecano tangenti di astrattismi free-jazz (“Exchange”, “Love call”), languide ballate che sembrano scritte apposta per un melodramma di Douglas Kirk abbracciano stilemi lounge pop (“Thrills”, “Nomra”), citazioni Braxtoniane rompono onde di silenzio denso e greve (“Birdhouse 1”, “Birdhouse 2”), fredde partiture alla John Zorn naufragano in rumorismi liquidi e palustri (“For razi”).

Il talento c’è, e si vede tutto.

Tracklist

1. Exchange
2. Thrills
3. Birdhouse 1
4. Nomra
5. Love Call
6. Birdhouse 2
7. South By West
8. For Razi
9. Birdhouse 3

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