Pubblicato da metropolinvisibile su Maggio 26, 2009

La prolificità dei californiani Celer può essere colta come un vero e proprio paradigma dell’espansione che sta attraversando la scena ambient-drone, in particolare negli Stati Uniti, in questi ultimi anni. Più di trenta uscite (tra album veri e propri, cdr, mini ed altre produzioni minori), ben sei delle quali avvenute nei primi cinque mesi del 2009, sono un repertorio veramente notevole per i coniugi Will & Dani Long che hanno da poco festeggiato i cinque anni di attività.
Tra le produzioni di quest’anno, senza nulla togliere soprattutto a “Engage touches” (licenziato dalla Home Normal) e”Four pieces / one” (uscito a gennaio per la Smallfish), “Capri” è senz’altro quella destinata a riceve più attenzioni e lusinghe, e questo essenzialmente per due ragioni. In primo luogo la cornice: l’album è stato interamente registrato nella splendida isola tanto cara ad Augusto e Tiberio, riprendendola da una prospettiva obliqua, che taglia di sbieco gli agrodolci effluvi di limoni, i raffinati sapori tipicamente mediterranei ed il rude incespicare del mare sui Faraglioni. Altri-odori, saltri-sapori, altri-colori, altri-rumori che non solo fanno da sfondo, ma sembrano addirittura fondersi nel suono dei Celer, accompagnandoci per tutti i 78 minuti dell’opera. In seconda battuta le ventinove tracce di “Capri” rappresentano una sintesi organica dell’intero “Celer-sound”. Trame sonore semplici e rigorose, che non scadono mai in barocchismi e deliri caustici fuori luogo. Intrecci di drones e field recordings dalla postura sempre aristocratica. Tappeti sinuosi di un organo sottomarino che mutano in lievissimi e minimali tocchi di piano. Fluida, profonda, solare: è la firma scolpita dai Celer sulle scogliere rocciose di Capri.
Tracklist
1 Mouthfeels of Capreae
2 Polaroid Family Portrait
3 Unequal Temperament
4 Ascensionaires
5 A Pause
6 An Erne of a Sigh
7 With Ice, Anent the Steam
8 We Missed You Favonian
9 Listen to the Inverted Sounds, Falling
10 Op.0
11 Is Lands
12 Bracelets Passed to Spanish Hands
13 Paired Plateaus
14 When Ice Makes You Weep
15 Transposing Piano
16 In Characteristic Form
17 Transcribe This Past
18 Still Running
19 In A Past of Haze, These Beaches
20 I’ve Got My Love to Keep Me Warm
21 Sonata for Dual, Unaccompanied Piano
22 Craven Gardens
23 Lint White
24 Others World
25 Symtolomny
26 Anacapri
27 Lists of Sycophants and Wishing
28 Rich Telescopes
29 A Sorted Ending
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Pubblicato da metropolinvisibile su Gennaio 27, 2009

“Eravamo così felici”…forse quando non c’era la crisi, forse quando non eravamo precari (…ma quando non lo siamo stati???), forse quando eravamo bambini o adolescenti e ballavamo gli Snap con ingenua goffaggine. “Eravamo così felici”, manifesto dell’Italia malata degli anni Duemila, secondo Valerio Mattioli (Blow up 128, gennaio 2009). E come potergli dar torto, se pensiamo solamente al personaggio a cui è dedicato il concept: tale Mirko Sartori, protagonista di uno dei fatti di cronaca più angoscianti e tetri degli ultimi anni.
Ne esce fuori un racconto violento e penetrante, fatto di voci orrorifiche e testi scritti con una penna al vetriolo, atmosfere malsane e trame sonore nerissime. Suoni che riecheggiano l’industrial old school si mischiano con elementi deviati della power electronics contemporanea: il tutto immerso in una miscela new-noise a base di Hair Police, Prurient e candeggina non profumata. Sono fermamente convinto che se David Lynch dovesse girare “Velluto blu” adesso, chiamerebbe i Black Dice a fare la colonna sonora. Ragionando per paradossi, potremmo senz’altro suggerire ad un Pupi Avati in cerca di una colonna sonora per “Zeder” proprio questi folli e “maledetti” toscani.
Tracklist
| 01 |
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Via S. Martino , Orsara |
| 02 |
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20 Novembre |
| 03 |
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Agli Uomini |
| 04 |
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Non Buttatemi Via |
| 05 |
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La Croce |
| 06 |
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Il Corpo Della Mia Mamma |
| 07 |
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La Prima E Anche La Tua Preferita |
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Pubblicato da metropolinvisibile su Ottobre 27, 2008

Vengono da Cleveland (Ohio) e sono un terzetto: Mark McGuire alla chitarra, John Elliott, già attivo nei Silver Pearl e negli Hot Air Balloon Ride, e Steve Hauschildt alle tastiere ed ai sintetizzatori. Sono al loro esordio assoluto, ma dimostrano già di avere piena consapevolezza non solamente dei propri mezzi tecnici e di un talento creativo fuori dal comune, ma di un sapere musicale complessivo che qualifica i loro riferimenti sonori compattandoli in un sound assai stratificato eppure assolutamente lineare e comprensibile. E allora parliamone di questi riferimenti! Il telaio dell’opera si regge su componenti di matrice ambient post-isolazionista, con riferimenti ora agli Stars of the Lid ora ai Main più rarefatti, saldati a fuoco con materia post-doom, che ci riporta dalle parti di Ktl & Co. Le trame melodiche che delicatamente si innestano in questa potente macchina sonora fanno annusare fragranze labradfordiane, alle quali si sovrappongono talvolta effluvi portati da una brezza psichedelica di krautiana memoria.
“Solar bridge” racchiude in sole due tracce, e poco più di venticinque minuti, un intero pianeta sonoro, dove la dialettica implosione/esplosione diventa ciclicità e circolarità, dove le intermittenze si alternano con la fluidità, i bagliori con il buoio pesto. Una giostra di incanti ed emozioni che vale molto più di quella definizione, “drones/ambient”, che sta catalogando questo disco sulle riviste e sui siti musicali di tutto il mondo e che sicuramente sta stretta ad un gruppo che non può e non vuole essere rappresentato da nessuna etichetta.
Tracklist
| 1 |
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Magic |
| 2 |
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The Quaking Mess |
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