Calexico, Carried to dust (Quarterstick, 2008)
Pubblicato da metropolinvisibile su Settembre 30, 2008
Partiamo con un dato di fatto: i Calexico abbandonano ogni velleità pop, allontanando quei fantasmi che tutti i seguaci del leggendario gruppo di Tucson avevano cominciato ad intravedere in “Garden ruins”. Questo non vuol dire che “Carried to dust” sia un puro e semplice “ritorno all’antico”. Sarebbe stata una sconfitta in partenza, una perdente auto-celebrazione, andare a ricercare/ricreare i suoni e le atmosfere di capolavori assoluti della musica come “The black light” oppure “Hot rail”.
I Calexico ripartono da dove avevano iniziato: dalla frontiera. Da quelle terre in bilico che segnano il passaggio da un mondo all’altro, ma che sono simili in tutto: nel calore della gente, nella puzza di whiskey che impregna i malandati bar, nei racconti dei vecchi cowboys che sfrecciavano con i loro cavalli nei ranch tra il Texas ed il Messico, nella musica, nel deserto. Due mondi che si contaminano a vicenda da secoli, e che il muro della vergogna, uno dei tanti muri della vergogna in circolazione su questo cazzo di pianeta, costruito a Tijuana non potrà mai del tutto dividere.
Questa volta i Calexico sanno anche andare oltre, sanno sconfinare, almeno dal punto di vista geografico. “Carried to dust” è pieno di America Latina, è pieno di Messico, Caraibi, Argentina, e concretizza quell’idea che si è sempre un po’ percepita nei loro precedenti dischi ma mai era affiorata in maniera così dirompente, e cioè che “l’America Latina comincia negli Stati Uniti”. Ed ecco la mezcla. Ecco quell’insieme di suoni e colori, di immagini e profumi dell’America, questa volta finalmente intesa come Continente, nella sua interezza. I passaggi cadenzati di “Two silver trees” e “The news about William” si alternano con le scorribande nel Jalisco a base di trombe, violini e guitarròn (“Victor jara’s hand”) e con ballate latine (“Inspiracion”). Irrobustiscono il lavoro “Slowness” e “Red bloom”, piacevoli road-songs cha fanno tornare in mente i Walkabouts e i Wilco, la morriconiana “El gatillo”, nella quale riemergono sonorità che rappresentano una sorta di marchio di fabbrica per i Calexico, ed il folk d’atmosfera corteggiato da sensuali sirene jazzy di “Bend in the road” e di “Contention day”.
I Calexico ci sono. Sicuramente il meglio di sé lo hanno già dato qualche lustro fa. Adesso ci si accontenta di spiragli di buona musica. Vedete voi se è poco!
Tracklist
1. Victor Jara’s Hand
2. Two Silver Trees
3. The News About William
4. Sarabande In Pencil Form
5. Writer’s Minor Holiday
6. Man Made Lake
7. Inspiracion
8. House Of Vaparaiso
9. Slowness
10. Bend In The Road
11. El Gatillo (Revisited)
12. Fractured Air (Tornado Watch)
13. Falling From Sleeves
14. Red Bloom
15. Contention Day
